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Nell’ambito delle attività di interesse regionale 2005, con DGR 1237 del 21/10/2005 è stato attivato un progetto che si prefigge l’obiettivo di definire un programma mirato di monitoraggio delle sostanze pericolose sulla base di un’approfondita indagine conoscitiva delle fonti di pressione presenti sul territorio ligure. Il progetto è stato elaborato alla luce dell’ex D.Lgs 152/99 e dell’ex D.M. 6 novembre 2003 n.367 “Regolamento concernente la fissazione di standard di qualità nell’ambiente acquatico per le sostanze pericolose ai sensi dell’art.3 comma 4 del D. Lgs 152/99”. Per le sostanze pericolose individuate a livello comunitario il D.M 367/03 definiva gli standard di qualità nella matrice acquosa indicando i termini entro i quali le stesse devono essere conformi ai valori indicati. Il Decreto, inoltre, assegnava alle Regioni il compito di individuare all’interno del loro territorio le sostanze pericolose da controllare in funzione della loro presenza potenziale nell’ambiente.
Con l’entrata in vigore del D.Lgs 152/06 e l’abrogazione del D.Lgs 152/99 il controllo quali-qauntitativo delle sostanze pericolose viene fatto alla luce di quanto riportato dalla nuova normativa. Gli standard di qualità fissati nella tabella 1 dell’Allegato A dell’ex D.M.367/03 sono quindi sostituiti dalla tabella 1/A del D.Lgs 152/06.
Questo progetto rappresenta la fase preliminare all’attività vera e propria di monitoraggio delle sostanze pericolose e può essere schematizzata nella tabella seguente:
| Quadro conoscitivo + ricerca bibliografica |
| Programma di monitoraggio |
Alla luce di quanto specificato dall’ex D.M. 367/03 e dal Piano di Tutela delle acque della Regione Liguria il quadro conoscitivo prevede la raccolta ed il collegamento delle informazioni riguardo i determinanti (popolazione, abitanti fluttuanti, attività industriali) le pressioni antropiche puntuali e diffuse (scarichi industriali, urbani, domestici, derivanti da produzioni agricole..) e lo stato di qualità dei corpi idrici.
Per ciascun gruppo di sostanze saranno predisposte delle schede sintetiche che contengano informazioni riguardo i cicli produttivi interessati, gli usi, le proprietà fisico chimiche, i livelli di tossicità e/o pericolosità ecc...
Sulla base dei risultati dell’indagine conoscitiva sarà predisposta la pianificazione del monitoraggio delle sostanze pericolose presenti sul territorio ligure. Saranno individuati i punti di prelievo, le frequenze di campionamento ed i profili, stabiliti sulla base delle criticità individuate o ai fini di colmare le eventuali lacune conoscitive.
Le attività sono iniziate a settembre 2006 e prevedono una durata di dodici mesi.
Le praterie sommerse di Posidonia oceanica rivestono un importante ruolo di protezione delle coste dall’erosione, stabilizzazione e consolidamento dei fondali, ossigenazione delle acque, produzione ed esportazione di grandi quantità di materia vegetale.
Inoltre, la notevole sensibilità di questa pianta marina ad ogni perturbazione naturale o artificiale, la rende un ottimo indicatore biologico per determinare le qualità delle acque marine costiere. Per tutti questi motivi e non solo, la Posidonia oceanica rappresenta uno degli ecosistemi più stabili del Mediterraneo e pertanto è stata inserita nell’allegato A della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che individua tutti i Siti d’Interesse Comunitario (SIC) che necessitano di salvaguardia. Le misure adottate a livello internazionale e nazionale, mirano a mitigare gli impatti su questa biocenosi di pregio, dovuti ad attività antropiche quali: costruzione di opere costiere e porti, ripascimenti dei litorali, dragaggi, impianti di acquacoltura, condotte di scarico, pesca a strascico e ancoraggi.L’attività è stata organizzata in 4 gruppi di lavoro, con l’individuazione di un partner specifico, designato al coordinamento di ciascun gruppo.
In particolare, il G.d.L. “Surveillance” (monitoraggio) è stato coordinato da ARPAL e, benché non prevedesse campagne in mare, ha promosso attività ed elaborato prodotti finali con taglio molto pratico ed applicativo. Il valore aggiunto di questo gruppo è stato lo scambio di esperienze sui metodi di studio sulle praterie di Posidonia adottati dai differenti partner, con lo scopo di implementare le conoscenze e le competenze di ognuno e di mettere a fuoco le criticità di applicazione dei vari metodi.
Tra i documenti finali prodotti, il Manuale di gestione sugli impatti sulle praterie a Posidonia oceanica rappresenta certamente quello più innovativo, poiché si pone come obiettivo la raccolta di tutti i criteri gestionali adottati formalmente dai 3 stati partner del progetto POSIDONIA (Francia, Spagna ed Italia), in linea con la normativa comunitaria vigente, e relative leggi nazionali e regionali di recepimento.
Per “criteri gestionali” si intendono le norme, i decreti regionali e le linee guida adottati ed utilizzati dalle amministrazioni competenti in fase di autorizzazione e/o controllo di qualsiasi attività e opera che possa causare un impatto su una prateria limitrofa (ad esempio ripascimenti delle spiagge, costruzione di opere di difesa costiera, impianti di maricoltura ecc).
Oltre che in versione cartacea, il manuale è stato prodotto anche in formato CD interattivo per facilitare una consultazione più veloce e semplice. Il CD è stato realizzato in francese, lingua ufficiale di tutti i progetti Interreg MEDOCC.
Il progetto BEACHMED-e è un’Operazione Quadro Regionale (OCR) fra Regione Lazio (IT), capo fila, e Regione Emilia-Romagna (IT), Regione Toscana (IT), Regione Liguria (IT), Conseil Général de l’Hérault (FR), Service Maritime et Navigation du Languedoc-Roussillon (FR), Generalitat Catalunya (ES), Regione Macedonia Orientale e Tracia (GR), Regione Creta (GR).
L'obiettivo generale del progetto è l'individuazione ed il perfezionamento dei mezzi tecnici ed amministrativi per una gestione strategica della difesa dei litorali, per uno sviluppo sostenibile delle zone costiere del Mediterraneo, sviluppando i temi già trattati dal progetto precedente BEACHMED (Interreg IIIC- Zona Sud). Il progetto è stato ufficialmente lanciato nel luglio 2005 e finirà nel giugno 2008, con una durata totale di 36 mesi.
ARPAL partecipa a Beachmed-e come partner di secondo livello in due distinte misure, la misura 2.4, sottoprogetto EuDREP e la misura 4.1 parte 2, sottoprogetto ObseMedi.
Misura 2.4 sottoprogetto EuDREP
Il progetto europeo Beachmed (Interreg IIIb-Medoc), concluso nel dicembre 2004, ha portato all’elaborazione del protocollo ENV1, condiviso da alcune regioni che prendono parte al progetto. Il sottoprogetto è volto a condividere questo protocollo con altre regioni europee (interessate al dragaggio delle sabbie prelevate per il ripascimento dei litorali soggetti ad erosione) ed anche a verificarne l’applicabilità in condizioni geografiche diverse. Inoltre, il sottoprogetto è finalizzato ad approfondire il problema della variazione della torbidità e/o del tasso di sedimentazione che può essere indotto dalla movimentazione delle sabbie relitte (dragaggi e ripascimento), identificando le metodologie specifiche per la stima ed il monitoraggio di questi parametri al largo e in prossimità della costa. In questo ambito, si conducono specifici progetti pilota. Quindi, è studiata la variazione del tasso di sedimentazione nelle aree costiere interessate dal ripascimento, sia in condizioni naturali che durante queste attività, anche in presenza di ecosistemi sensibili, come nel caso della Posidonia oceanica (specie protetta in virtù delle disposizioni contemplate dalla direttiva europea Habitat). Nelle aree al largo in cui è presente questo tipo di deposito sabbioso è studiata la variazione di torbidità indotta dal dragaggio con riferimento ai diversi tipi di deposito (affioranti o ricoperti da uno strato di sedimenti pelitici).
ARPAL per questo sottoprogetto si è proposta di investigare, su piccola scala, i processi che controllano la dispersione e la caduta dei sedimenti sospesi in aree sensibili. L’area oggetto di studio comprende il tratto di litorale tra i comuni di Alberga e Loano, nel ponente ligure.
Lo studio pilota svolto dall’Agenzia in collaborazione con l’Università degli studi di Genova, Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse (Dip.Te.Ris.), è incentrato sulla dispersione di sedimenti sospesi negli habitat caratterizzati dalla presenza di praterie di Posidonia oceanica.
Le attività di dragaggio inducono forti risospensioni di sedimento che subiscono gli effetti della circolazione presente nell’area, con una possibile diffusione al di fuori dell’area di dragaggio. La dinamica delle acque può portare i sedimenti risospesi a ricoprire fondali anche relativamente lontani dal punto di origine. L’area oggetto di studio, posta al largo del litorale di Loano, è caratterizzata dalla presenza di un deposito di sabbia relitta, individuato durante indagini svolte nel corso della prima fase del progetto Beachmed, conclusasi nell’ottobre del 2004.
Vista la non elevata distanza dalla prateria di Posidonia oceanica si è pensato di sviluppare una sistema di controllo di questa diffusione sviluppando le seguenti fasi di attività:
| Fase 1 | Taratura del sistema e misura dei valori di riferimento sulla prateria e nell’area di estrazione del sedimento atto al ripascimento. |
| Fase 2 | Fase sperimentale di controllo della sedimentazione sulla prateria di posidonia. |
| Fase 3 | Utilizzo di un modello numerico per uno studio diagnostico dei processi di dispersione di sedimenti. |
Le aree coinvolte nelle attività di dragaggio sono inevitabilmente oggetto di alterazioni ambientali; è necessaria, quindi, una valutazione iniziale di tutta l’area per ottenere valori di riferimento al fine di far prevedere i limiti ammissibili dell’impatto ambientale indotto dal prelievo; questa valutazione include, tra l’altro, la realizzazione di simulazioni con modelli matematici di dispersione tridimensionale. Le misure effettuate per la definizione delle condizioni al contorno e iniziali, oltre ai dati di input, come le caratteristiche granulometriche del sedimento movimentato ed il punto di dragaggio stesso, sono gli elementi fondamentali per la simulazione numerica. La scelta dell’area di dragaggio permette l’applicazione del modello e la valutazione della dispersione del materiale risospeso.
Di seguito viene riportata in dettaglio l’attività che l’Agenzia si propone di svolgere per ogni fase del progetto pilota.
| Fase 1 | Misure oceanografiche e sedimentologiche per definire le caratteristiche fisiche e dinamiche delle acque, e la concentrazione dei sedimenti sospesi. Questa fase è utilizzata per tarare il sistema di controllo durante le operazioni di caratterizzazione dell’area. Si rilevano i valori di torbidità dell’acqua in continuo, prelevando campioni d’acqua per la misura delle concentrazioni di materiale sospeso, al fine di calibrare i valori misurati, espressi in FTU (Unità di assorbimento di luce). In punti fissi, posti in corrispondenza della prateria di Posidonia, in quattro ancoraggi, si posizionano quattro trappole per sedimenti, con lo scopo di valutare la sedimentazione caratteristica di questa area. |
| Fase 2 | Vengono misurati i flussi di sedimentazione sulla prateria di Posidonia facendo particolare attenzione agli apporti terrigeni dei corsi d’acqua circostanti. In un secondo momento vengono prelevati i campioni delle trappole per sedimenti dopo numerosi giorni dalla messa in opera delle stesse. |
| Fase 3 | I processi di dispersione saranno studiati, in seguito, con un approccio Euleriano che analizza la variabilità spaziale e temporale di un tracciante (in questo caso il sedimento sospeso). Questo modello potrà essere utilizzato per la fase predittiva della dinamica dei sedimenti ed in seguito sarà implementato con i dati provenienti dalle trappole. Per la fase di simulazione del rilascio dei sedimenti il campo di velocità misurato sarà interpolato con una risoluzione spaziale di 100 m x 100 m e il dominio di applicazione della simulazione risulterà pari a 15 km x 15km; la colonna d’acqua sarà divisa in sei strati con un intervallo di 10 m. Saranno considerati diversi scenari con immissioni superficiali di sedimenti con classi granulometriche diverse ponendo particolare attenzione alla componente pelitica. Lo scopo finale del lavoro sarà quello di ottenere un modello predittivo della diffusione del materiale sospeso nel nefeloide superficiale da utilizzare durante le operazioni di dragaggio sulla piattaforma continentale. |
Gli studi in situ per la caratterizzazione dell’area di dragaggio saranno effettuati con tre distinte campagne:

In figura è riportato il piano di campionamento svolto nel litorale studiato: i pallini rossi indicano il limite dell’area di indagine (a N del porto di Loano e in prossimità della Foce del Fiume Centa), le frecce blu le foci fluviali, i cerchi gialli i punti in cui sono state eseguite le misure dei parametri fisici e della torbidità, i triangoli arancio i siti in cui sono state posizionate le trappole per sedimento
RELAZIONE PRIMA CAMPAGNA, luglio 2006
MODELLO NUMERICO PER LO STUDIO DIAGNOSTICO DEI PROCESSI DI DISPERSIONE DI SEDIMENTI
L’erosione delle coste è un fenomeno che produce effetti significativi sulla zona costiera. Il deterioramento delle coste si ripercuote sull’ambiente marino e terrestre, sulla pesca, sullo sfruttamento della regione marittima e sulla vita sociale ed economica degli abitanti della regione. Il problema assume proporzioni ancora più importanti laddove si verifica la co-gestione di varie strutture, a livello centrale e locale, la sovrapposizione di competenze diverse per la gestione delle coste, la pressione per una maggiore urbanizzazione con la conseguente costruzione di case di vacanza sulle regioni terrestri, il cambio di destinazione d’uso del suolo, la crescita del turismo, la piscicoltura intensiva, la pianificazione e la realizzazione di grandi opere infrastrutturali (porti) e di strutture centrali che non prendono in considerazione tutte le parti interessate. Conseguentemente, se si vuole gestire e sfruttare la Zona Costiera in una prospettiva di crescita sostenibile, è necessaria una regolamentazione globale, normative definite ed enti muniti di autorità e competenze chiare. Questo sottoprogetto è suddiviso in due parti:
| Dati amministrativi | Viene indicato il limite amministrativo dei comuni costieri in scala 1:5000 con la relativa provincia di appartenenza (ciascun dato è identificato con un codice univoco) e i toponimi della costa, attraverso i quali si individuano aree significative dal punto di vista ambientale. |
| Demanio | Viene indicato il limite della dividente demaniale così come fornita nel giugno 2003 dal Sistema Informativo Demanio marittimo (S.I.D.) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La linea indica la separazione del demanio marittimo dai terreni censiti al Catasto Terreni ed al Nuovo Catasto Edilizio Urbano. Tra le aree demaniali è stata eseguita una ulteriore divisione tra aree usufruibili/non usufruibili per la balneazione: nel primo caso si è in presenza di costa bassa, nel secondo in presenza di opere artificiali o di costa alta. Nel sistema informativo vengono inoltre indicati i Comuni che presentano il Piano di Utilizzo Demaniale (PUD) approvato ed in itinere. |
| Caratteri ed usi | Il litorale costiero è stato caratterizzato dal punto di vista fisico con areali tracciati sulla base della fotointerpretazione dei fotogrammi ortorettificati del volo basso costiero del 2003, ognuno identificato con un codice numerico univoco. Gli areali relativi alle aree demaniali sono rappresentati attraverso dei poligoni di cui vengono indicati il comune e la provincia di appartenenza, l’area in [mq] ed in [ha] e si distinguono per il carattere fisico (in rosso) o per il codice d’uso (in blu). |
| Evoluzione e caratteri | L’evoluzione della linea di costa. |
| Ecosistema | Nel SiCoast è riportata la divisione della costa ligure in unità fisiografiche e paraggi fornita dal Settore Ecosistema Costiero della Regione Liguria. |
| Foto prospettiche costiere | Inserite all’interno del sistema informativo, costituiscono il risultato di un progetto promosso da APAT e Regione Liguria, avente come obiettivo principale la messa a punto di una metodologia di analisi della fascia costiera mediante l’impiego di immagini aeree panoramiche e video digitali. Il progetto si differenzia dagli altri voli bassi costieri in quanto presenta foto aeree oblique, che presentano un punto di vista tridimensionale, sicuramente di più immediata interpretazione rispetto alla riprese zenitali degli anni precedenti. Questa peculiarità si è rivelata essere di grande importanza per realtà complesse come quella ligure. Il volo, realizzato nell’agosto del 2006, ha interessato circa 400 km di costa compresi tra il confine francese ed il comune di Viareggio sul litorale toscano ed è stato eseguito ad una quota di 500 m s.l.m. |
| Dati raster | Inserite all’interno del sistema informativo sono state inserite come carte di base: la Carta Tecnica Regionale in scala 1:5000, le ortofoto IT2000 in scala 1:10000 e le foto aeree del volo basso costiero n. 64 del 2003, realizzate in scala 1:8000. |
Il Settore Pianificazione Territoriale e delle Aree Demaniali Marittime della Regione Liguria, sempre in collaborazione con ARPAL e Dip.Te.Ris. ha eseguito il censimento delle opere rigide e morbide della Provincia di Imperia. La zona tipo presa in esame per testare il Sicoast è stato l’intervento eseguito dall’Ing. Sirito di Savona relativamente alla difesa ed al ripascimento del tratto di spiaggia dei comuni di Ventimiglia, Camporosso, Vallecrosia e Bordighera.
Di seguito viene riportato lo schema dei domini e delle relazioni presenti nel Sicoast

Le attività di monitoraggio sul relitto Haven sono finalizzate a verificare e misurare i possibili impatti ambientali dovuti alle operazioni di bonifica sul relitto principale della petroliera affondata nell’aprile del 2001, nel medio-lungo periodo, e a valutare i possibili benefici ambientali conseguiti con l’effettuazione degli interventi stessi.
Per raggiungere tale scopo, ci si avvale di diversi metodi di indagine, basati essenzialmente su un monitoraggio di tipo chimico-biologico, articolato in 6 campagne (antecedenti, contemporanee e successive alle operazioni di prospezione e bonifica effettuate sul relitto). Se le condizioni ambientali non dovessero risultare stabili verrà effettuata una campagna all’anno fino al ritorno alla normalità.
Le attività di monitoraggio vengono effettuate da ARPAL in collaborazione e con il supporto scientifico di diversi soggetti:
| SOGGETTO | MONITORAGGIO | |
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ISMAR Istituto di Scienze Marine del CNR, sezione di La Spezia |
definizione del campo delle correnti e dei principali parametri idrologici intorno al relitto Haven (attività svolta durante il primo anno di lavoro, 2003-2004) |
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DIPTERIS Dipartimento per lo Studio del Territorio e sue Risorse, Università di Genova |
analisi biocenotica della comunità fouling (insieme degli organismi incrostanti insediati sulle strutture del relitto) |
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DISAV Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Vita, Università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro |
valutazione del bioaccumulo (concentrazione di inquinanti nei tessuti) e dei biomarkers (indicatori di stress da inquinanti) su organismi liberi e appositamente trapiantati (ostriche e triglie) |
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IST Istituto Scientifico per lo Studio e la Cura dei Tumori, S. S. di Cancerogenesi Ambientale, Genova |
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IST Istituto Scientifico per lo Studio e la Cura dei Tumori di Genova, S. S. Chimica Ambientale, Genova |
studio sperimentale di membrane semipermeabili (SPMDs e DGT) come adsorbenti di inquinanti da mettere a confronto con le ostriche trapiantate |
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OLPA Osservatorio Ligure Pesca e Ambiente |
Campionamenti, trasporto campioni |
A seguito dell’evoluzione del traffico marittimo l’Autorità Portuale della Spezia ha riscontrato la necessità di approfondire i fondali di alcune zone del Canale di Accesso al porto, del Bacino di Evoluzione e dei vari accosti del porto commerciale.
Al fine di valutare gli eventuali effetti del dragaggio sull’ambiente marino e costiero è stato predisposto da ICRAM, in collaborazione con ARPAL, ISS, e AUSL 5^ Spezzino, un piano di monitoraggio atto a verificare tempestivamente l’insorgenza e l’entità di eventuali impatti ambientali in corso d’opera. Il piano ha previsto lo svolgimento di tre campagne pre operam svolte tra giugno e dicembre 2003.
| ENTE | OPERAZIONI SVOLTE |
| ARPAL |
Raccolta campioni, analisi chimiche, profili sonda multiparametrica validazione dati |
| lCRAM |
Gestione database, raccolta campioni, test ecotossicologici, prove di bioaccumulo |
| ISS |
Prove di bioaccumulo su organismi e test di rilascio |
| Supervisione | |
| Autorità Portuale |
Supervisione |

| PARAMETRI | NOTE |
|
Analisi effettuate su campioni di acqua |
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parametri acquisiti con la sonda multiparametrica |
I dati ottenuti dal pregresso “Programma di monitoraggio dei sedimenti marini nelle acque costiere liguri” condotti negli anni 1999-2000 e dal “Programma di monitoraggio ministeriale per il controllo dell’ambiente marino costiero ligure” hanno permesso di identificare nell’area antistante Vado Ligure uno dei siti, maggiormente interessati dall’inquinamento chimico dei fondali in ambito ligure.
I risultati dei diversi studi pregressi sui sedimenti hanno evidenziato, per l’area in esame, uno stato di contaminazione molto accentuato da metalli pesanti (in particolar modo mercurio) e IPA.
Si è quindi deciso di realizzare un’ indagine approfondita, basata su un approccio combinato di tipo chimico – fisico – biologico con gli obiettivi di:
Sono state effettuate tre campagne: due per la raccolta di campioni di sedimento sui quali condurre test ecotossicologici e di bioaccumulo e una per la raccolta di carote di sedimento sulle quali effettuare radiografie, misure di suscettività magnetica, analisi radiometriche e studio della distribuzione dei contaminanti.
I risultati delle analisi hanno confermato fenomeni di contaminazione dei sedimenti dovuti a metalli pesanti (in particolare Cd e Hg), IPA, PCB (policlorobifenili), PCDD (policloro dibenzo-p-diossine) e PCDF (policloro dibenzofurani). In generale gli apporti inquinanti sembrerebbero diminuiti rispetto al passato ad eccezione di nichel e cadmio. Dai saggi biologici è stato evidenziato che gli effetti tossici dei sedimenti sugli organismi si manifestano prevalentemente a lungo termine.
CAMPAGNE EFFETTUATE:
| Raccolta carote | 25/10/01 | prelievi effettuati tramite carotiere “SW 104” progettato dai tecnici del CNR – IGM (Istituto di Geologia Marina) |
| Raccolta campioni sedimento | 16/10/01 e 18/12/01 | prelievi di sedimento effettuati tramite l’utilizzo di una benna Van- Veen, realizzati con i tecnici del CIBM (Centro interuniversitario di Biologia Marina) |
ANALISI EFFETTUATE SULLE CAROTE:
| ANALISI | SOGGETTO ESECUTORE |
| Radiografie * | CNR – IGM (ora ISMAR-SGM) Bologna |
| Misura della suscettività magnetica** | CNR – IGM (ora ISMAR-SGM) Bologna |
| Analisi radiometriche (137Cs e 210Pb)*** | CNR – IGM (ora ISMAR-SGM) Bologna |
| Granulometria -mineralogia | CNR – IGM (ora ISMAR-SGM) Bologna |
| Porosità | CNR – IGM (ora ISMAR-SGM) Bologna |
| CONTAMINANTI (metalli, IPA, PCB, PCDD, PCDF) | ARPAL Dipartimento di Genova |
NOTE
ANALISI EFFETTUATE SUI SEDIMENTI
| ANALISI | SOGGETTO ESECUTORE |
| Biosaggi | CIBM – Livorno |
| Prove di bioaccumulo | CIBM – Livorno |
| Granulometria | CIBM – Livorno |
| Contaminanti (Cd, Hg, Zn IPA) | CIBM – Livorno |
I dati ottenuti dal pregresso “Programma di monitoraggio dei sedimenti marini nelle acque costiere liguri” condotti negli anni 1999-2000 e dal “Programma di monitoraggio ministeriale per il controllo dell’ambiente marino costiero ligure”, hanno evidenziato come l’area di Cogoleto sia una delle più interessate dall’inquinamento chimico dei fondali.
I risultati dei diversi studi presentano per l’area in esame uno stato di contaminazione molto accentuato per il cromo e minore, ma pur sempre significativo, per quanto riguarda altri metalli pesanti. E’ stato quindi deciso di realizzare una campagna di indagine approfondita, basata sull’analisi di carote di sedimento, volta a:
Nella stessa zona è tra l’altro attualmente in corso il programma di caratterizzazione ambientale dell’area marina prospiciente il sito contaminato di interesse nazionale Stoppani S.p.A.: i risultati di questo approfondimento saranno di complemento alla caratterizzazione, soprattutto in vista della definizione dei valori di fondo naturali e della quantificazione dei processi che hanno contribuito alla contaminazione dei sedimenti che e chenon saranno approfonditi nello studio di caratterizzazione.
CAMPAGNE PREVISTE: una, entro giugno 2004.
ANALISI PREVISTE SULLE CAROTE:
| ANALISI | SOGGETTO ESECUTORE |
| Radiografie * | ISMAR-SGM, Bologna |
| Misura della suscettività magnetica** | ISMAR-SGM, Bologna |
| Analisi radiometriche (137Cs e 210Pb)*** | ISMAR-SGM, Bologna |
| PCB | ARPAL Dipartimento di Genova |
| IPA | ARPAL Dipartimento di Genova |
| Idrocarburi C>12 | ARPAL Dipartimento di Genova |
| Idrocarburi C<12 | ARPAL Dipartimento di Genova |
| Metalli | ARPAL Dipartimento di Genova |
| Speciazione del Cromo | CIBM, Livorno |
NOTE