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Per i controlli in questo campo si fa riferimento al D.P.R. 236/88 fino alla sua scadenza dei termini essendo stati fissati gli adeguamenti ai requisiti qualitativi dal D. Lgs. 31/2001.
Il D.P.R. in vigore stabilisce precise norme sia per il tipo di controllo, sia per la frequenza dei campionamenti da effettuarsi sulle acque condottate, in funzione degli abitanti serviti e delle problematiche che ciascun acquedotto presenta. In 22 articoli vengono stabiliti i requisiti di qualità delle acque destinate al consumo umano al fine di tutelare la salute pubblica e migliorare le condizioni di vita, vengono introdotte le misure finalizzate a garantire le difese delle risorse idriche.
La normativa vigente prevede, per quanto attiene gli accertamenti analitici, che debbano essere effettuati su quattro livelli di controllo, individuati come minimo, normale, periodico e occasionale; tali livelli si differenziano per i tipi di parametri e per le frequenze con cui devono essere eseguiti. Sulla base delle realtà locali i parametri di ogni singolo livello possono essere integrati o sostituiti con altri più pertinenti.
Oltre che con l'attività di controllo analitico la qualità delle acque destinate al consumo umano viene garantita anche mediante interventi di vigilanza.
Nell'ambito dell'attività di vigilanza si deve provvedere fra l'altro all'attività di campionamento, di sopralluogo sugli impianti e sulle reti esprimendo pareri di idoneità sugli impianti di captazione e trattamento, sulle aree di salvaguardia e ogni altra attività di supporto che richiede una specifica competenza igienico sanitaria e tecnico analitica.
Del gran numero di parametri previsti per classificare le acque destinate al consumo umano la maggior parte riguarda quelli relativi alle caratterizzazione chimica.
L'acqua viene ingerita, come ogni altro alimento, direttamente o indirettamente, contribuendo così al rischio complessivo al quale si espongono i consumatori attraverso l'ingestione di sostanze, tra cui contaminanti chimici e microbiologici.
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D'altra parte, mentre per il passato il rischio di contaminazione era prevalentemente di natura microbiologica, l'utilizzo generalizzato di efficaci trattamenti di potabilizzazione ha fatto diminuire drasticamente l'incidenza delle patologie idrodiffuse, benchè tuttavia sporadicamente si possano verificare episodi di infezione provocate da particolari patogeni trascurati o poco considerati fino a poco tempo fa. Oggi, con l'aumento delle fonti di inquinamento causato dalla evoluzione tecnologica e dalle mutate esigenze e condizioni di vita si ha una notevole disseminazione ambientale di composti chimici, a cui si accompagna ovviamente la modificazione del tipo di inquinamento.
Il settore delle acque potabili rappresenta un impegno primario dell'Agenzia, impegno che comporta l'esecuzione di analisi su migliaia di campioni con la determinazione di decine di migliaia di parametri.
Si ha del resto coscienza che, al di là delle singole prestazioni analitiche, il controllo della qualità dell'acqua destinata al consumo umano deve passare attraverso una visione complessiva della risorsa idrica.

La complessità dell'argomento fa sì che i Dipartimenti Provinciali di Genova, Imperia, La Spezia e Savona siano coinvolti in maniera articolata su:
Per la valutazione dei rischi inerenti le risorse idriche destinate all'uso potabile, su richiesta A.S.L., si attivano programmi concordati che comprendono ispezioni territoriali ed indagini analitiche. In particolare i programmi riguardano i casi di reiterati riscontri analitici difettosi o risorse idriche particolarmente soggette ad incidenti nel bacino di alimentazione.
In seguito ad incidenti o comunque nei casi di accertato rischio o danno alle risorse idriche, le strutture A.R.P.A.L. si attivano immediatamente per il necessario supporto analitico, si dà quindi corso a programmi di ulteriori indagini e campionamenti sul territorio. Previa valutazione della specifica richiesta dell'A.S.L. può essere fornito un supporto tecnico specialistico, nei casi in cui è necessario effettuare approfondimenti analitici o investigativi. In questo contesto e su specifico accordo, può venir effettuato il controllo dei progetti di acquedotti per conto della A.S.L.. Il lavoro consiste:
I laboratori dei Dipartimenti di Genova, La Spezia e Savona sono riconosciuti conformi alla norma europea EN 45001 e a quant'altro previsto dall'articolo 3 del Decreto Legislativo 26 maggio 1997 n. 156 dall'Istituto Superiore di Sanità; sono riconosciute prove per il controllo ufficiale delle acque destinate al consumo umano.
Il controllo sulle acque da potabilizzare e su quelle distribuite ha da sempre fondato il giudizio di qualità igienico-microbiologica sul rilevamento di indicatori di contaminazione fecale, la cui assenza può far escludere con una certa probabilità la presenza di patogeni.
Al fine di salvaguardare la salute di tutti i possibili utenti sarebbe ottimale, per stabilire l'eventuale pericolosità dell'acqua distribuita, poter effettuare controlli mirati alla verifica diretta dell'assenza di patogeni, ma ciò non può sempre essere realizzato per diversi motivi:
Per i motivi citati si ricorre alla scelta di microrganismi indicatori della presenza di patogeni.
L'indicatore deve avere determinate caratteristiche affinché il suo rilevamento acquisti significatività in relazione al rischio reale costituito dalla presenza dei patogeni.
I criteri di scelta di un microrganismo o di gruppi di microrganismi da utilizzare come indicatori sono i seguenti:
Gli indicatori microbiologici di contaminazione fecale, fino ad oggi selezionati, perché più rispondenti di altri microrganismi a questi criteri, sono stati i coliformi (totali e fecali) e gli streptococchi fecali.
Nella nuova normativa in tema di acque destinate al consumo umano, che attua la direttiva 98/83/CE, tra i parametri indicatori sono inclusi eterotrofi, batteri coliformi a 37°C, Clostridium perfringens e Pseudomonas aeruginosa.
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Questi parametri assumono significati differenti e peculiari:
| Indicatori secondo D.L.vo 31/2001 (recepimento della direttiva 98/83/CE) |
| Conteggio delle colonie a 22°C |
| Batteri coliformi a 37°C |
| Clostridium perfringens |
La quasi totalità delle sostanze chimiche può essere ritrovata in dosi minime nelle acque ad uso potabile soprattutto in zone altamente urbanizzate ed industrializzate che presentano sistemi di allontanamento e depurazione degli scarichi non perfetti.
I parametri da indagare routinariamente sono relativi alle sostanze riscontrate con maggiore probabilità e frequenza nell'ambiente e più facilmente identificabili analiticamente.
Il significato del controllo chimico dell'acqua destinata al consumo umano è pertanto relativo poiché è funzione del limitato numero di parametri considerati. Maggiori risorse devono essere investite per ricerche più sofisticate.
Per valutare la qualità chimica delle acque il D.Lgs. 31/2001 introduce l'utilizzo di parametri indicatori chimico-fisici significativi, la cui analisi permette:
| Indicatori secondo D.L.gs. 31/2001 (recepimento della direttiva 98/83/CE) |
| Durezza |
| Colore |
| Odore |
| Sapore |
| Torbidità |
| pH |
| Conduttività |
| TOC |
| Alluminio |
| Ammonio |
| Cloruro |
| Ferro |
| Manganese |
| Ossidabilità |
| Solfato |
| Sodio |
| Residuo secco a 180°C |
| Disinfettante residuo |
Una scelta di indicatori, espressione del grado di comprensione del sistema, potrebbe essere organizzato secondo lo schema seguente:
| Indicatori di pressione | Indicatori di stato |
| Rilascio di inquinanti | Presenza di inquinanti idrici |
| Segnalazione casi di inquinamento |
Si possono proporre anche facili indici di stato e di risposta utili per aumentare la comprensione del fenomeno:
| Indici di Risposta | Indici di stato |
| Violazioni accertate |
Indice di potabilità - IP: n. campioni favorevoli / n. campioni totali d'acqua (IP = 1 - tutti i campioni favorevoli IP = 0 - tutti i campioni sono sfavorevoli). |
| Interventi straordinari di trattamento | n. punti di prelievo inquinati /n. casi di inquinamento |
| % favorevole ad una lista di esempio |
In ultimo occorre ricordare che la situazione degli acquedotti in Liguria si presenta molto frammentata per presenza di acquedotti di grande, media, piccole ed estremamente piccole dimensione, e pertanto risulta essere elevatissimo il numero delle strutture su cui deve essere esercitata l'attività di vigilanza e controllo.