Regione Liguria INTERREG IIa Bacini versanti Bassins versants RELAZIONE DELLA SINTESI FINALE RAPPORT DE SYNTHESE FINAL RELAZIONE DI SINTESI BACINI VERSANTI SOMMARIO STRUTTURA DELLA RELAZIONE.............................................................................................. 3 INTRODUZIONE....................................................................................................................... 3 1. DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ SVOLTE 4 1.1. MESSA A PUNTO E SVOLGIMENTO DEL PROGETTO 4 1.1.1. Aspetti amministrativi e finanziari 4 1.1.2. Aspetti tecnici 5 1.2. DESCRIZIONE DEI BACINI 6 1.2.1. Bacino del torr. Paillon 6 1.2.2. Bacino del torr. Argentina 7 1.3. DESCRIZIONE SITI DI MISURA 8 1.3.1. Sul torr. Paillon 8 1.3.2. Sul torr. Argentina 9 1.4. METODOLOGIE 10 1.4.1. Campionamento 10 1.4.2. Metodiche analitiche 10 1.4.3. Aspetti idraulici 10 2. DISCUSSIONE DEI RISULTATI 11 2.1. ASPETTI QUANTITATIVI 11 2.1.1. Situazione meteo-idrologica 11 2.1.2. Misure di portata 12 2.2. MISURE DI QUALITÀ DELLE ACQUE 13 2.2.1. Misure mensili 13 2.2.2. Misure in occasione degli eventi di piena 14 2.3. CALCOLO DEI FLUSSI INQUINANTI 15 3. CONCLUSIONI 17 STRUTTURA DELLA RELAZIONE La presente relazione costituisce il rapporto finale di tutta l'attività del progetto e prende sinteticamente in considerazione tutti gli aspetti, sia amministrativi che tecnici, riportando tutti gli elementi indispensabili alla valutazione del progetto e delle conclusioni cui si è giunti. Essa è stata redatta congiuntamente dai due partner. In aggiunta alla presente, si provvederà a redigere due relazioni aggiuntive (una per ciascun partner) in cui si entra maggiormente nel dettaglio, soprattutto tecnico. La relazione finale è strettamente unitaria, quelle specifiche, pur presentando un'articolazione comune, saranno sviluppate diversamente a seconda delle peculiarità dei due sottoprogetti, delle diverse strutture amministrative statali e regionali e dei complementari approcci tecnici seguiti. INTRODUZIONE Presentazione generale dell'accordo RAMOGE L'accordo RAMOGE, firmato nel 1976, è lo strumento di cui si sono dotati i governi francese, monegasco e italiano per far sí che le zone marittime della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, del Principato di Monaco e della Regione Liguria costituissero una zona pilota di prevenzione e di lotta contro l'inquinamento dell'ambiente marino. La zona geografica dell'Accordo si estendeva inizialmente da Saint Raphaël ad Ovest, a Monaco, e verso Est a Genova, da cui il nome di RaMoGe costituito dalla prima sillaba dei nomi di queste tre città. Questa zona è stata poi allargata e si estende ora da Marsiglia a La Spezia e, più precisamente, dalla foce del Grande Rodano ad Ovest fino alla foce del fiume Magra ad Est. L'accordo RAMOGE rappresenta uno strumento di cooperazione scientifica, tecnica, giuridica e amministrativa in cui i tre Stati stabiliscono insieme le azioni da condurre per una gestione integrata del litorale. Nell'ambito di questo Accordo sono state realizzate numerose attività volte ad armonizzare i metodi di analisi e di lavoro, a migliorare la conoscenza dell'ambiente marino e costiero ed a sensibilizzare il pubblico al rispetto dell'ambiente. Per lo svolgimento delle sue mansioni, l'Accordo si è dotato di una struttura operativa costituita da: - una Commissione, che è l'organo esecutivo e che ha un ruolo di proposta, incitamento e informazione nei confronti dei governi, delle collettività territoriali e locali, della Comunità Scientifica e Tecnica e del grande pubblico; - un Comitato Tecnico, che ha per compito di assistere la Commissione nei suoi vari lavori; - dei Gruppi di Lavoro, che sono incaricati dello studio di questioni particolari e di cui la Commissione fissa il mandato e il bilancio d'esercizio; - un Segretariato Esecutivo, organo permanente dell'Accordo, che è ospitato dal Principato di Monaco e che ha per missione di coordinare le varie attività. Le attività del gruppo "bacini versanti" in seno all'Accordo RAMOGE e la procedura INTERREG Uno dei principali scopi dell'Accordo RAMOGE è di proporre delle azioni concrete per ridurre i rischi d'inquinamento dell'area geografica interessata. All'inizio, i lavori di ricerca hanno riguardato l'ambiente marino. Di fronte alla complessità dei fenomeni e della loro dinamica, è rapidamente risultato chiaro che la conoscenza degli apporti terrigeni fosse assolutamente necessaria per comprendere l'origine e il modo di trasmissione dei vari inquinanti, il che ha portato alla creazione del gruppo Bacini Versanti. Oltre alle condotte di scarico degli agglomerati costieri, che sono note e sorvegliate, restava da definire l'apporto reale dei principali corsi d'acqua. Dati i forti contrasti del regime meteorologico della zona RAMOGE (alternanza di lunghi ed estremi periodi di secca e di piene improvvise e torrenziali) è parso importante che il gruppo di lavoro "Bacini Versanti" tentasse di precisare la natura, la variabilità e la consistenza del carico residuo immesso in mare dai fiumi. La procedura INTERREG Il gruppo di lavoro, avendo constatato che gli apporti regolari, ancorché scarsi, si traducono in effetti di accumulo che possono risultare tossici a lunga scadenza, mentre gli episodi piovosi sono accompagnati da importanti dilavamenti, che risospendono i sedimenti in maniera consistente e convogliano flussi diversi o supplementari (ruscellamenti urbano e agricolo che si aggiungono agli scarichi domestici), ha condotto le proprie attività in due tappe: 1. Raccolta dati Numerose riunioni hanno permesso di mettere a punto dei dossier tipo per ogni bacino versante. Tali dossier comprendono: * un'analisi demografica (popolazione residente e stagionale), * un'analisi idrologica del regime dei fiumi (istogramma delle portate medie mensili e curve corrispondenti), * un inventario degli impianti di depurazione esistenti (popolazione allacciata, capacità teorica...), * una mappa della situazione, * un inventario delle misure esistenti alle foci. A conclusione di questa prima fase di raccolta di dati tecnici e amministrativi, è stato deciso di valutare i carichi inquinanti residui scaricati nel bacino versante (essenzialmente domestici). Questo calcolo, puramente teorico, è stato effettuato previo accordo su di un certo numero di principi (allacci, rendimenti teorici). Ne è risultata una stima puramente teorica dei flussi potenziali espressi in abitanti-equivalenti. 2. Definizione della Procedura Considerando la disposizione degli impianti sui bacini e i fenomeni che possono sopraggiungere strada facendo (perdite, auto-depurazione, impatto nullo o ridotto...) è apparsa chiaramente al gruppo la necessità di verificare e completare l'approccio teorico con una valutazione diretta e misurata dei flussi reali, estesa ai periodi di piena. È stata avviata una riflessione per mettere a punto la possibilità di attuare delle misurazioni dell'inquinamento alle foci di due corsi d'acqua rappresentativi, il cui regime fosse comparabile: uno francese, l'altro italiano. È stato discusso un capitolato d'oneri comportante tre opzioni di strumentazione (manuale, semi-automatica e automatica). L'opzione scelta è stata quella intermedia, basata su una tecnologia flessibile, per meglio rispondere a vari criteri di fattibilità (monitoraggio delle piene, mezzi tecnici umani e finanziari). È su questa base comune e armonizzata che sono state realizzate delle schede d'azione da parte dei paesi interessati e che è stato sollecitato l'intervento nell'ambito di un programma INTERREG. La finalità di tali operazioni è la messa in comune delle esperienze dei tre paesi, per collaudare la strumentazione su corsi d'acqua simili e caratteristici, e permettere la raccolta di dati comparabili sui flussi, fermo restando che la variabilità delle portate rimane la principale difficoltà da superare. 1. DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ SVOLTE Questa parte prende in esame le attività effettivamente svolte durante lo svolgimento del progetto: messa a punto, descrizione dell'area interessata, metodologie applicate. 1.1. MESSA A PUNTO E SVOLGIMENTO DEL PROGETTO 1.1.1. Aspetti amministrativi e finanziari Questo progetto ha per capofila italiano la Regione Liguria, che ha delegato l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure (ARPAL) e la Città di Nizza per la parte francese. Il suo costo globale ammonta a circa £ 206.500.000, pari a 103.250.000 per la parte italiana e 350.000 F per il capofila francese, i cui partner sono, per la parte francese: - Unione Europea (FESR) 122 500 F - Stato (ministero ambiente) 70 000 F - Consiglio Regionale PACA (previsto) 52 500 F - Fondi privati RAMOGE 25 000 F - Comune 80 000 F La convenzione fra lo Stato e la Città di Nizza è stata firmata il 17 dicembre 1999. La convenzione fra la Città di Nizza e la Regione Liguria è stata firmata il 26 gennaio 2000. Da parte francese, la partecipazione forfettaria del consiglio Regionale PACA è stata oggetto di un'ordinanza datata 27 settembre 1999. Vari problemi sono apparsi al momento del varo amministrativo del programma, con conseguente ritardo nella sua attuazione: molteplicità dei partner finanziari, modifica della sovvenzione del Consiglio Regionale, convenzione di sovvenzione dell'Unione Europea ancora in attesa di firma nel settembre 2001, modifica della durata del programma inizialmente previsto su due anni. Da parte italiana, espletati gli adempimenti comunitari, la Regione Liguria, con Deliberazione della G.R n. 1643.del 29-12-99, ha deciso di affidare all'A.R.P.A.L. la realizzazione del progetto approvato, tenuto conto che, con nota in data 13/7/1999, n. 6450, essa aveva dichiarato la propria disponibilità a svolgere l'attività descritta nella scheda progettuale. L'Agenzia ha immediatamente avviato le necessarie attività tecniche, affidando al Dott. Angelo Galleri, direttore del Dipartimento di Imperia, la direzione del progetto ed al Dott. Giacomo Raffetto, della Direzione Scientifica, l'incarico di referente e coordinatore nei confronti degli enti esterni. Successivamente, con Deliberazione del D.G. n. 190 del 26-4-2001, è stata formalizzata l'adesione al progetto. I finanziamenti, previsti nella misura dell'80 % ad inizio progetto, sono stati erogati all'Agenzia tramite la Regione Liguria con due distinti provvedimenti. È già stata trasmessa la relazione finale sull'attività svolta e la relativa rendicontazione. In tale occasione si è provveduto altresì a richiedere il saldo del finanziamento, ammontante complessivamente a £ 14.455.031. Con tale atto si sono chiusi per l'Ente attuatore gli adempimenti amministrativi. La liquidazione del residuo è prevista a breve termine e comunque entro il 31-12 p.v. 1.1.2. Aspetti tecnici Dal punto di vista tecnico, per valutare i flussi inquinanti era previsto di svolgere le seguenti attività: * misure in continuo di portata; * misure mensili di qualità delle acque (su otto parametri); * misure di qualità delle acque in occasione di due eventi di piena. Per arrivare a tali risultati, da parte italiana e francese, sono stati seguiti due approcci complementari e coordinati, anche perché le situazioni di partenza erano, in qualche misura, differenti. Da parte italiana, per gli aspetti quantitativi, era già operativa la stazione idrologica gestita dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Genova (Struttura periferica del Servizio Nazionale omonimo, dipendente dalla Presidenza del Consiglio) sita sul torr. Argentina stesso in località "Merelli". Per i campionamenti delle acque, si è deciso di acquisire un campionatore automatico dotato di telecontrollo ed alloggiato in una protezione provvisoria costituita da un piccolo prefabbricato metallico. Con tale sistemazione diventava possibile effettuare i prelievi mensili in un arco di tempo di 24 ore e seguire gli eventi di piena fin dall'inizio. Tale soluzione, prevista in sede di elaborazione del progetto, consente il massimo di flessibilità superando le problematiche amministrative ed economiche legate all'installazione di una stazione di misura stabile. Per la parte francese, non si disponeva né di una campagna di misura dei parametri ricercati, né di una stazione di misura della portata da poter utilizzare ai fini dello studio. Era quindi tutto da costruire. È stato perciò necessario in un primo tempo trovare il miglior compromesso possibile fra i probabili siti d'installazione delle stazioni di misura del livello e il tipo di stazione da installare. In un secondo tempo, è stato necessario individuare il sito più appropriato alle misure di qualità delle acque. Le scelte dei siti e del materiale non sono state facili da effettuare. Infatti, si è dovuto conciliare le esigenze tecniche con i problemi di sicurezza e il rispetto di modalità di esecuzione comuni. Questa fase di preparazione dello studio è stata lunga e difficile. Le prime misure sono pertanto potute avvenire solo all'inizio del 2001. 1.2. DESCRIZIONE DEI BACINI Per la descrizione dei bacini, ci si è basati sul "dossier tipo di bacino versante" a suo tempo predisposto nell'ambito delle attività di messa a punto del progetto, che nella presente stesura è stato aggiornato. Le carte dei bacini versanti del Paillon e dell'Argentina sono riportate agli allegati 1 e 2. 1.2.1. Bacino del torr. Paillon Il Paillon è un fiume costiero delle Alpi Marittime, dal comportamento tipicamente mediterraneo. Esso drena un bacino versante di circa 250 km2 molto compatto e fortemente accidentato e presenta un carattere torrentizio molto accentuato, con piene improvvise e violente, anche se rare. Uno stato di secca assai pronunciata e persistente è la sua caratteristica dominante. Il nome Paillon designa l'intera rete idrografica, composta da quattro corsi d'acqua principali, tutti chiamati Paillon. I due affluenti principali sono il Paillon de l'Escarène e il Paillon de Contes, la cui sorgente si trova rispettivamente sotto la vetta di Rocaillon a 1440m e ai piedi del massiccio di Rocca Seira a 1504m. Ciascuno di essi attraversa gole profonde e sinuose prima di congiungersi con l'altro. Il corso d'acqua è successivamente raggiunto dal Paillon di Laghet, poi dal Paillon di Levens (chiamato anche la Banquière). All'ingresso di Nizza, sul lato nord, forma un braccio unico e attraversa la città fino a sfociare nella Baia degli Angeli. Le principali caratteristiche fisiche dei bacini versanti dei Paillon sono indicate nella Tabella 1. Tabella 1 : Caratteristiche fisiche dei bacini versanti dei Paillons Caratteristiche geologiche e idrogeologiche L'organizzazione del drenaggio sotterraneo è governata da vari tipi di formazioni acquifere e dai loro rapporti con gli strati impermeabili periferici che condizionano le possibilità di stoccaggio delle acque in profondità e la posizione degli sbocchi. Si distinguono tre tipi principali di funzionamento delle formazioni acquifere: le falde carsiche presentano un'organizzazione ben gerarchizzata con un numero ridotto di sbocchi di grossa portata; le falde fessurate sono caratterizzate da sbocchi sparsi, spesso dislocati a vari livelli e di debole portata; infine le falde porose, che interessano soprattutto i riempimenti alluvionali di fondo valle e i ghiaioni di pendio, svolgono un ruolo importante di riserva idraulica. La copertura vegetale e il trasporto solido Il ruolo della copertura vegetale è preponderante nella regione mediterranea, dove rovesci spesso torrenziali sono capaci di provocare, se cadono su di un terreno nudo o insufficientemente protetto, delle piene brutali o devastanti, con erosione e trasporto importante di materiali. Le foreste naturali occupano uno spazio assai ridotto lungo il bacino versante del Paillon che è essenzialmente ricoperto da gruppi arborei di rimpiazzo o da gariga, spazi erbosi e ghiaioni. I gruppi d'alberi, in questo spazio molto degradato, corrispondono a specie arboree spesso miste, in cui le conifere si mescolano alle latifoglie, che sono in progressione (dinamica naturale) ma non ancora mature: la densità e il grado di copertura non sono quindi del 100%. La natura del substrato svolge un ruolo importante nel trasporto di materiali solidi. Le rocce più tenere (argille, marne e rocce composite) costituiscono la maggior parte dell'alveo e delle sponde dei corsi d'acqua e alimentano largamente la produzione di frammenti vari trasportati dal ruscellamento, dalle correnti torrenziali, poi dai valloni. La caratteristica sensibilità all'erosione del bacino del Paillon proviene dalla natura geologica del substrato, di tipo principalmente Cretaceo, che copre quasi il 54% della superficie totale del bacino e contribuisce fortemente al riempimento delle vallate con ghiaia e ciottoli, giustificando così il nome di Paillon che, etimologicamente, significa "torrente di pietra". La capacità di trascinamento, secondo una stima del "Syndicat Intercommunal des Paillons" nel 2000 è, a Nizza, in corrispondenza del Palazzo delle Esposizioni, di 16900 m3 all'anno, capacità sensibilmente equivalente ai volumi effettivamente estratti annualmente. Gli usi economici del Paillon Attualmente, nonostante il ruolo di collettore di acque reflue, più o meno trattate, che gli è spesso assegnato, il Paillon è ancora usato, partendo da vari punti di prelievo, per scopi privati o agricoli. La falda alluvionale e le falde profonde sono intensamente sfruttate, vuoi per l'alimentazione in acqua potabile, vuoi per usi agricoli e industriali. La crescita della popolazione sul bacino versante e i limiti degli impianti di risanamento hanno condotto da una decina d'anni a questa parte a fare delle perforazioni esplorative, per raggiungere delle falde profonde e consentire una produzione più regolare e una migliore protezione della risorsa: perforazioni nei serbatoi calcarei del Giurassico (Cantaron, Drap, La Trinité), perforazioni nei calcari eocenici (Contes), perforazioni nelle arenarie dell'Oligocene (Lucéram). Queste ricerche hanno lo scopo di ottimizzare la gestione delle acque sotterranee controllando l'impatto dei prelievi sull'ambiente naturale e umano: esaurimento dei punti d'acqua iniziali, modificazione degli scambi fra serbatoi, prosciugamento dei valloni. Poiché i Paillons sono oggi largamente utilizzati come corpo recettore dei reflui urbani e industriali, lo stato di bonifica delle acque dipende dai 13 impianti di depurazione installati sull'insieme del bacino. Questi impianti funzionano secondo sistemi di trattamento biologico il cui rendimento è convenzionalmente stimato al 90%. Per la maggior parte di essi la messa in servizio è stata effettuata negli anni 60-70. La popolazione servita, valutata dalla Agence de l'eau nel 1996 in funzione del tasso (stimato) di utenti allacciati alla rete fognaria, ammonta in tutto a non più di 15000/20000 abitanti secondo la stagione. Alcuni impianti presentano peraltro delle disfunzioni (sovraccarico organico e/o idraulico) e sono in corso dei progetti di miglioria o di allaccio. 1.2.2. Bacino del torr. Argentina Il bacino del torr. Argentina è impostato in una valle trasversale delle Alpi Liguri ed occupa una superficie di quasi 208 Kmq. L'asta principale ha una lunghezza di 39 Km, nasce dalle pendici del monte Saccarello e sfocia in mare a Levante di Arma di Taggia. La massima quota è di 2166 m s.l.m. (monte Saccarello) e la pendenza media è del 5,6 %. La struttura del bacino è a rachide e pertanto gli affluenti svolgono un ruolo secondario rispetto all'asta principale. La tipologia dei substrati geologici attraversati dal torrente è quasi esclusivamente di tipo sedimentario (fondamentalmente calcareo con zone a scisti argillosi e con componente arenacea variabile). Non vi sono rilevanti fenomeni carsici e la circolazione sotterranea (ad eccezione di quella legata alle sorgenti) è praticamente ristretta alla parte medio-bassa con uno scorrimento subalveo limitato alla piana alluvionale, senza la presenza di falde acquifere confinate. La parte alta del bacino presenta una scarsa antropizzazione con uso prevalente del territorio di tipo silvo-pastorale. Scendendo verso valle, aumentano sia le colture orto-floristiche (anche in serra) sia gli uliveti. L'uso principale delle acque, al di là di quello di recettore per le acque usate, è principalmente quello irriguo. Scarso rilievo assumono le industrie idroesigenti. È da notare la presenza di una centrale ENEL posta a Merelli, all'altezza del sito di misura delle portate Al termine viene proposta una cartografia che riporta l'intero reticolo idrografico e la localizzazione sia degli impianti di depurazione, sia dei siti di misura. Nel bacino sono compresi, totalmente o parzialmente i seguenti Comuni: Badalucco, Baiardo, Carpasio, Castellaro, Ceriana, Molini di Triora, Montalto Ligure, Taggia e Triora. La maggior parte del conseguente carico urbano è convogliato a 19 impianti di depurazione di cui 18 (con capacità variabile tra i 25 ed i 1.300 Ab.Eq., ma in genere compresa tra i 150 ed i 200) recapitano in acque interne ed il maggiore (sito tra Arma di Taggia e Riva Ligure) recapita in mare. In totale la popolazione residente, effettivamente gravitante sul bacino, è valutabile in poco più di 10.000 abitanti e quella fluttuante in poco più di 13.000. I carichi inquinanti generati nel bacino corrispondono a tali valori, cui vanno sommati gli equivalenti industriali, per la massima parte derivanti da frantoi oleari (circa 7.300 ab.eq.) (1). Di seguito viene proposta una tabella che riporta i carichi attualmente generati e sversati nel bacino del torr. Argentina, elaborati secondo le indicazioni del "dossier tipo". Per un ulteriore approfondimento delle tematiche trattate, si consiglia di consultare la relazione più dettagliata. Tabella 2 - Carichi inquinanti generati e sversanti nel bacino del torr. Argentina COMUNE CARICHI INQUINANTI GENERATI NEL BACINO (AB.EQ) CARICHI INQUINANTI SVERSATI ATTUALMENTE NEL BACINO (AB.EQ) IN PERIODO ORDINARIO IN PERIODO ESTIVO IN PERIODO ORDINARIO IN PERIODO ESTIVO BADALUCCO 1.351 1.851 1.306 1.791 BAIARDO 10 10 7 7 CARPASIO 181 781 175 697 CASTELLARO 298 398 20 27 CERIANA 7 107 5 75 MOLINI DI TRIORA 726 2.226 256 1.006 MONTALTO L. 432 732 422 670 TAGGIA 6.806 14.556 424 949 TRIORA 390 2.890 378 2.518 TOTALE 10.201 23.551 2.993 7.740 Allo stato attuale si può considerare che i carichi inquinanti effettivamente sversati, derivanti per la maggior parte dal carico residuo degli impianti di depurazione, siano pari a 3.000 ab.eq. che salgono a 7.800 in periodo estivo. 1.3. DESCRIZIONE SITI DI MISURA 1.3.1. Sul torr. Paillon Scelta del sito di misura di livello idrometrico Come precedentemente indicato, si è dovuto partire dal nulla. Infatti non si disponeva né di una stazione di misura utilizzabile, né di una campagna di misura dei parametri ricercati. Il punto importante era trovare un sito il più possibile prossimo alla foce del Paillon. Ma quest'ultimo è coperto negli ultimi chilometri, il ché ha complicato le cose. Per scegliere il sito più adatto ad accogliere delle stazioni di misura di livello è stato necessario tener conto di numerosi parametri. Abbiamo così incontrato delle difficoltà legate ai problemi di stabilità dell'alveo, ai problemi di accessibilità, a quelli di sicurezza delle persone operanti nelle stazioni. Il miglior sito per l'installazione di una stazione di misurazione è stato considerato quello situato sotto il ponte ferroviario immediatamente a monte del Palazzo delle Esposizioni. Qui il Paillon è canalizzato in tre condotte controllate da soglie fissate a quote diverse. Per le piene più forti può essere attivata una condotta ulteriore, anch'essa controllata da uno stramazzo laterale costituito da palancole (figura 1). Il sito si trova immediatamente a monte dei siti di prelievo legati alla qualità delle acque. Poiché i flussi potrebbero eventualmente non seguire la logica delle quote di fissazione delle soglie (condotta 3+3', poi condotta 2 poi condotta 1 e infine condotta 4), sono state impiantate due sonde limnimetriche: la prima fissata contro la parete della pila del ponte ferroviario, il quale taglia in due lo stramazzo a forma di V della condotta 3; la seconda a metà della condotta 1. Figura 1: Schema di massima della stazione di misura Scelta del materiale per la misurazione del livello Contemporaneamente, si è cercato il tipo di materiale di misurazione del livello più adatto al sito. È stato scelto il sito che ci è parso allora meno inadeguato, dopo numerose visite sul campo. Esso si trova nelle immediate vicinanze dell'ingresso a monte della copertura del Paillon. Quanto al tipo di stazione adottato, abbiamo optato per i sistemi che utilizzano il principio del "bolla a bolla". Le magre del Paillon sono estreme. Una gran parte del corso d'acqua durante il periodo di secca è del resto all'asciutto. La poca acqua che giunge all'altezza delle stazioni non doveva andare perduta. Si è quindi scelto, visto il carattere molto aleatorio dello scorrimento delle acque, di posizionare due stazioni nei due punti più bassi dell'alveo. D'altro canto, durante il periodo di misura, abbiamo avuto a che fare con un episodio di siccità particolarmente accentuato. Solo una stazione ha avuto acqua per tutta la durata delle operazioni di misura. Posa in opera delle stazioni di misurazione del livello La fase di posa in opera delle stazioni è stata laboriosa. Poiché si trattava di fissarle sulle pile di un ponte ferroviario, abbiamo dovuto chiedere le autorizzazioni necessarie e rispettare le raccomandazioni ricevute. È stato necessario chiedere l'autorizzazione di lavorare sul rivestimento protettivo dell'alveo e applicare delle consegne rigidissime legate alla stabilità dell'insieme della copertura del Paillon. Infine, data la lontananza delle stazioni rispetto ai nostri uffici, si è optato per un sistema di trasmissione dei dati con linea GSM e si sono dovute espletare tutte le pratiche necessarie per ottenere le due linee. Inoltre, poiché le stazioni sono alimentate da batterie, sono stati necessari interventi regolari per verificare e ricaricare le batterie stesse. Scelta del sito di prelievo per misurare le concentrazioni degli inquinanti Al fine di ottenere misure degli inquinanti direttamente connesse alla misura delle portate, era importante trovare un sito di prelievo prossimo alle stazioni di misura del livello d'acqua. Le caratteristiche del sito prescelto dovevano quindi tener conto della prossimità delle stazioni limnimetriche, consentire il posizionamento sicuro del campionatore (in sito per 24 ore) e un accesso protetto per il personale, garantire l'assenza dell'influenza marina e far sí che l'acqua analizzata fosse rappresentativa del flusso (assenza di flussi parassiti, ecc.). Sono stati vagliati vari siti. Quello selezionato si trova quasi alla foce del Paillon, e risponde alle condizioni prefissate. 1.3.2. Sul torr. Argentina Il sito di Merelli (stazione idrografica) ha un bacino di dominio pari a 192 km2 (92 % del totale), lo zero idrometrico è ad una quota di 61,3 m s.l.m. ed è ad una distanza dalla foce di 6,0 km. Le osservazioni sono iniziate nel 1922 e la stessa è dotata di idrometrografo. Al'altezza del sito di misura, la valle è ancora stretta ed è praticamente assente il materasso alluvionale (parte permeabile 7 %). Per le pluviometrie ci si è invece rifatti ai risultati dei pluviometri di San Remo ed Imperia. Figura 2 - Il punto di campionamento, in primo piano il campionatore. Il sito destinato al prelievo dei campioni da sottoporre all'analisi è stato localizzato il più possibile prossimo alla foce, compatibilmente con due considerazioni: 1. evitare la zona di transizione, che nella fattispecie penetra notevolmente nell'entroterra (sono state trovate foglie di Posidonia sp a quasi un chilometro dalla foce teorica); 2. posizionarsi in un tratto dove il materasso alluvionale (molto permeabile) avesse un'estensione ed uno spessore non eccessivi, così da ridurre quanto più possibile i periodi di "secca" e di scorrimento molto limitato. Il sito prescelto, pur essendo localizzato a circa km 2 dalla foce, è comunque rappresentativo della situazione a livello della sezione di foce in quanto: * nel tratto compreso tra la stazione e la foce non insistono scarichi rilevanti e così pure nel tratto immediatamente a monte; * le condizioni di contorno (esposizione, insolazione, uso del territorio) sono largamente sovrapponibili. Il contesto ambientale della stazione è caratterizzato da una certa distanza dal tessuto urbano, e dalla presenza a monte di attività agricole floro-vivaistiche. 1.4. METODOLOGIE 1.4.1. Campionamento Per le campagne di misura francesi, il campionatore utilizzato, modello EPIC 1011, permette di estrarre automaticamente dei campioni liquidi da acque di scorrimento con superficie libera. I campioni sono stati prelevati per periodi di due ore sull'arco delle 24 ore, vale a dire 12 misure divise in cicli. Salvo problemi tecnici, le campagne di misura erano organizzate ad intervalli di 3 settimane a un mese. Da parte italiana, per i campionamenti, come già accennato, è stato normalmente utilizzato un campionatore automatico portatile "ISCO modello 3700". Per i campionamenti mensili, sono stati effettuati sia prelievi istantanei che mediati sulle 24 ore. Per gli eventi di piena sono stati seguiti i seguenti criteri: * posizionamento del campionatore analogo a quello dei prelievi mensili; * programmazione dei tempi di prelievo tale da consentire potenzialmente prelievi ravvicinati (ogni 30') al culmine dell'evento e più distanziati nel tempo al diminuire del flusso (fino ad intervalli di due ore); * analisi distinta per ogni campione prelevato. 1.4.2. Metodiche analitiche I parametri previsti dal progetto erano i seguenti: 1. 1. azoto ammoniacale (su campione filtrato) 2. azoto nitroso (su campione filtrato) 3. azoto nitrico (su campione filtrato) 4. fosfati (su campione filtrato) 5. azoto totale (su campione tal quale) 6. fosforo totale (su campione tal quale) 7. solidi sospesi totali 8. solidi sospesi organici In ambedue i laboratori coinvolti (sia da parte francese che italiana) sono state seguite le metodiche ufficiali in uso. Esse risultano largamente confrontabili e pertanto, pur non essendo state effettuate delle prove di intercalibrazione, i risultati sono da considerarsi confrontabili. Da parte francese, sono state effettuate sull'insieme dei prelievi, le seguenti analisi: - dosaggio dell'azoto ammoniacale mediante analisi per iniezione di flusso (FIA), riferimento norma NF EN ISO 11732 (agosto 1997), - dosaggio dell'azoto nitroso, dell'azoto nitrico e della somma di entrambi mediante analisi per iniezione di flusso (FIA), riferimento norma NF EN ISO 13395 (ottobre 1996), - dosaggio dell'azoto di Kjeldahl mediante colorimetria con iniezione in flusso continuo, riferimento norma NF EN 25663 (gennaio 1994), - dosaggi degli ortofosfati mediante spettrofotometria, riferimento norma NF EN 1189, - dosaggio del fosforo totale con metodo ICP-AES, riferimento norma NF EN ISO 11885 (marzo 1998), - dosaggio dei solidi sospesi (S.S.) mediante filtrazione, riferimento norma NF EN 872 (aprile 1996). Da parte italiana, in generale le metodiche usate sono state quelle IRSA (Metodi analitici per le Acque Volume 11 - 1977) oppure gli Standard Methods (... Examination of Water and waste Water - New York, APHA,) 1.4.3. Aspetti idraulici Poiché all'inizio dell'attività di progetto, l'idrometrografo di Merelli è stato distrutto da una piena rovinosa, i dati da questo disponibili sono solo di tipo storico ed è pertanto stato necessario, per valutare i carichi sversati, utilizzare un modello sviluppato ed adattato alla situazione concreta da un professionista esterno all'Agenzia che poteva disporre di un modello già messo a punto presso il D.I.Am. dell'Università degli Studi di Genova. Il modello utilizzato è del tipo "afflussi - deflussi" a scala giornaliera. Sono state svolte le operazioni di calibrazione necessarie alla sua validazione ed alla stima della conseguente affidabilità, nonché effettuate campagne di misure di portate al fine di valutare il deflusso sotterraneo di subalveo del torrente Argentina. Per mettere a punto il modello, sono state considerate le seguenti variabili: 1. valutazione delle condizioni di bagnamento del terreno sulla base della stima dell'evapotraspirazione potenziale giornaliera e della lunghezza dei periodi senza precipitazioni per il bacino; 2. conseguente calcolo delle portate medie giornaliere all'altezza di Merelli da agosto 2000 a ottobre 2001 sulla base delle effettive pluviometrie; 3. calcolo delle portate di subalveo sulla base di misure istantanee di portata effettuate sia a Merelli, sia all'altezza della stazione; 4. correzione dei valori medi giornalieri calcolandoli per il sito di misura Come si è potuto vedere nella parte "1.3.1 - Paillon", contrariamente alla parte italiana, da parte francese non esisteva nessuna misura in continuo. È stato quindi necessario definire tutto: - scelta del sito di misura. Era necessario che fosse rappresentativo dei flussi del Paillon, con una stabilità nel tempo ma anche possibilità di accesso senza pericolo per il personale durante i vari interventi, - scelta del materiale di misura del livello dell'acqua. È stato difficile, visti i finanziamenti disponibili, trovare una apparecchiatura affidabile che permettesse di rispondere alle caratteristiche del Paillon (magre prolungate e piene rovinose e di grandi proporzioni): la scelta è finalmente caduta su un sistema "bolla a bolla" con due sensori. - le autorizzazioni necessarie, - la calibratura della stazione di misura. Questa ricerca del sito, dell'apparecchiatura e di un'assistenza tecnica ha richiesto del tempo, tanto più che non è stato possibile disporre dell'aiuto tecnico previsto da parte della Direzione Regionale dell'Ambiente, sia sul piano della consulenza che dei mezzi umani o del materiale. La Città di Nizza ha perciò dovuto fare appello ai partner privati. 2. DISCUSSIONE DEI RISULTATI 2.1. ASPETTI QUANTITATIVI 2.1.1. Situazione meteo-idrologica Il regime delle precipitazioni sui due bacini interessati, è di tipo mediterraneo, caratterizzato pertanto da una forte variabilità temporale e spaziale che si esprime spesso con piogge improvvise e violente. Esse avvengono soprattutto in autunno ed, in misura minore, in primavera, nonché durante i temporali estivi. Le forti precipitazioni sono legate alla presenza di aria calda e umida mediterranea. L'avvezione di queste masse d'aria e l'insorgere della loro instabilità sono provocati per ascendenza frontale (processi frontali legati alla presenza di una depressione in prossimità della penisola iberica) e/o per ciclonismo (ciclogenesi del Golfo di Genova legata alla presenza in quota di una zona fredda). In tutti i casi, l'instabilità atmosferica è sistematicamente accentuata per effetto dell'orografia, caratterizzata da rilievi importanti in prossimità del litorale. I livelli di precipitazione più eccezionali (da 100 a 200mm al giorno) possono essere generati da sistemi rigenerativi (Sistemi Convettivi da Mesoscala) associati nello spazio a forti gradienti pluviometrici. Per la parte francese, comprendente le sei stazioni pluviometriche Météo-France situate nel bacino versante del Paillon, le precipitazioni annue medie variano da 800 a 1100 mm. L'anno 2001 ha tuttavia portato pochi episodi piovosi che non hanno generato nessuna piena. Infatti, il Paillon ha subito un periodo di magra pesante dal mese di aprile 2001 fino a metà dicembre 2001. Se la forte intensità delle piene del Paillon appare come una costante storica, l'importanza delle asciutte in tempo di magra (in parte legate all'aumento dei prelievi idrici nella falda per scopi agricoli e industriali) sembra invece aver registrato una forte crescita negli ultimi decenni. La mancanza di dati affidabili e di un monitoraggio delle condizioni di magra sull'insieme del bacino non permette di conoscere in modo preciso i valori delle portate di magra (qualche decina di litri al secondo) e la loro evoluzione nel tempo. In regime di piena, i dati sulle misure di portata sono recenti e coprono solo una decina d'anni di osservazione. I lavori svolti da J. De Saint Seine nel 1995 mostrano che una modellizzazione della relazione pioggia-portata evidenzia una sensibile influenza dello stato iniziale del bacino sulla sua risposta ad una sollecitazione piovosa. Il bacino possiede una portata di base spesso nulla o trascurabile, una forte proporzione carsica e uno squilibrio legato ad un eccessivo sfruttamento della falda alluvionale. Lo stato del bacino e le possibilità di immagazzinamento possono far variare in modo significativo l'efficacia delle piogge e la violenza delle piene. La predeterminazione delle portate durante episodi di piene estreme grazie alla modellizzazione pioggia-portata di cui sopra, ha permesso di stabilire, per l'elaborazione del Piano Prevenzione Rischi inondazione nel 1997, i valori massimi delle portate istantanee con cicli di ritorno di 10, 50 e 100 anni. La situazione italiana, nel periodo considerato (da agosto 2000 a ottobre 2001) può essere sinteticamente descritta: come più volte accennato, dopo i mesi iniziali in cui vi sono state notevoli piogge, decisamente superiori alle medie stagionali (161 mm ad ottobre e 278 a novembre 2000), in generale si è avuta una notevole secca con valori di molto inferiori a quelli ordinari. Di fatto, tale andamento ha provocato pesanti conseguenze sulle misure effettuate tra agosto 2000 ed ottobre 2001. Infatti, dopo un primo episodio di piena rovinosa, si è avuta una stabilizzazione ed una graduale diminuzione della portata con limitate oscillazioni, senza episodi di piena che rispondessero ai criteri teorici: in concomitanza con i moderati incrementi di flusso che è stato possibile campionare, non si sono registrate modifiche sostanziali nei parametri dovuti all'incremento dei solidi sospesi ed al dilavamento. 2.1.2. Misure di portata Per il bacino dell'Argentina, la conoscenza dei valori dei parametri del modello afflussi-deflussi e della quantità d'acqua che s'infiltra nel subalveo compreso tra la località Merelli e la briglia ove è installato il campionatore, ha consentito di stimare le portate medie giornaliere utilizzando come dati di input le precipitazioni e le temperature massime e minime misurate a San Remo. In tabella 3 è riportato un quadro riassuntivo delle portate stimate dal modello nelle due sezioni d'interesse nei giorni di campionamento. prelievi mensili Giorno Merelli Briglia Giorno Merelli Briglia 23/08/00 0,3 0,0 29/01/01 3,4 2,9 24/08/00 0,3 0,0 27/02/01 1,5 1,1 14/09/00 0,2 0,0 21/03/01 1,3 0,8 18/09/00 0,2 0,0 23/04/01 0,5 0,1 16/10/00 34,1 33,7 24/05/01 0,4 0,0 07/11/00 29,1 28,7 11/06/01 0,3 0,0 20/11/00 5,0 4,5 04/07/01 0,2 0,0 19/12/00 2,8 2,4 27/08/01 0,1 0,0 19/01/01 4,8 4,3 04/09/01 0,5 0,0 15/10/01 0,5 0,0 eventi di piena 29/05/01 0,5 0,0 22/10/01 1,2 0,8 24/09/01 0,9 0,4 23/10/01 0,7 0,3 25/09/01 0,5 0,1 24/10/01 0,7 0,3 26/09/01 0,5 0,0 Tabella 3- portate medie giornaliere nei giorni di campionamento Figura 3 - portate medie mensili nel T. Argentina L'andamento delle portate nei giorni di campionamento rispecchia ovviamente quello generale. Si osserva mediamente una costante diminuzione del deflusso dal mese di ottobre con limitatissime punte che in pratica non influiscono sui valori medi mensili (l'andamento è ben visualizzato nel grafico di Figura 3). Quando la portata, calcolata a Merelli, scendeva al di sotto del valore previsto per il deflusso in subalveo in base alle prove effettuate (0,45 mc/sec), lo scorrimento superficiale risulta nullo. Per il bacino versante del Paillon, immediatamente a monte della soglia su cui sono ubicate le stazioni limnimetriche, l'alveo del Paillon presenta sezioni diverse che si prestano ad una calibratura mediante esplorazione del campo delle velocità. Il materiale di cui disponiamo (asta e mulinello) permette di effettuare misure corrette per un ampio spettro di portate (da poche centinaia di litri al secondo a qualche decina di metri cubi al secondo). Alle le portate più basse ci si è arrestati ad una misura di 300 l/s, portata al di sotto della quale i pescaggi sono inferiori ai 10cm. Lo spoglio dei valori viene fatto a mano sul campo, mentre l'elaborazione definitiva avviene successivamente in laboratorio. A tal fine, è stato elaborato un programma di spoglio che permette una doppia integrazione con funzioni spline. La curva di taratura (relazione Q(H)) viene adattata manualmente tenendo conto delle misure effettuate e della forma teorica della curva stessa. A questa curva di taratura viene avvicinata in seguito una linea spezzata. Il passaggio dai livelli alle portate avviene poi tramite un foglio di calcolo Excel. Le misure legate alla stima delle portate sono iniziate progressivamente a partire dal 15 marzo 2001 e vanno tuttora avanti. Solo la sonda della condotta 3 è stata in immersione fin dalla installazione dei limnigrafi. D'altro canto, in occasione dell'asciutta osservata in giugno e luglio e descritta in figura 4, il limnigramma presenta delle fluttuazioni che non sembrano corrispondere a reali variazioni della portata. Infatti i punti rossi e verdi indicano le condizioni in cui sono avvenute le misure. Orbene, tutte queste misure evidenziano una diminuzione esponenziale delle portate. Manifestamente, il limnigrafo è troppo impreciso per consentire un monitoraggio corretto delle portate di magra. Per ottenere la curva blu scuro, che sarebbe coerente con le portate misurate, occorre fare una media dei livelli misurati per almeno una settimana (curva blu chiaro)! Sono state effettuate 7 misure in 4 giorni diversi durante il mese di giugno. I risultati sono corretti nell'insieme. Si constata un calo esponenziale delle portate nel tempo, secondo una curva di prosciugamento classica (tabella 4 e figura 5). Figura 4: Risultati di una curva di taratura Tabella 4 e Figura 5: Evoluzione delle portate durante il periodo di magra 2.2. MISURE DI QUALITÀ DELLE ACQUE 2.2.1. Misure mensili Per il T. Paillon, l'insieme dei dati, relativamente alle campagne condotte, non ha evidenziato una differenza significativa nei parametri misurati. Occorre tuttavia notare che le misure di gennaio non sono rappresentative del flusso inquinante veicolato dal Paillon. Successivamente, è stato scelto un sito di misura più rappresentativo. Rispetto alle griglie utilizzate per stimare la qualità chimico-fisica dell'acqua in relazione alla presenza di sostanze azotate, si può affermare che per quel che riguarda l'azoto ammoniacale (NH4), la qualità dell'acqua del Paillon alla foce corrisponde a una situazione di normalità (tasso inferiore allo 0.1) che può andare fino ad un inquinamento moderato (tasso dallo 0.1 allo 0.5); le due punte osservate in gennaio sono di natura eccezionale e rispecchiano un rilevante inquinamento da mettere probabilmente in relazione con uno scarico selvaggio di origine ignota. L'evoluzione del tasso d'azoto Kjeldahl è sensibilmente comparabile a quella dell'azoto ammoniacale, con presenza delle due stesse punte. Per i nitrati, risulta che il Paillon subisce un evidente inquinamento (tasso compreso fra 1 e 2) mentre i valori misurati per i nitriti sono assimilabili ad una situazione normale (tasso inferiore a 1). Dal punto di vista della qualità dell'acqua in relazione alla presenza di composti fosforici, sono da notare dei problemi d'inquinamento da fosforo totale, causati verosimilmente da scarichi di depuratori a valle e/o da scarichi diffusi o puntuali (punte di gennaio). Invece, per quanto riguarda il valore dei fosfati, la qualità dell'acqua può essere considerata eccellente. Infine, per i Solidi Sospesi (SS), i valori medi delle 24 ore non mostrano nessun superamento (tasso inferiore a 30 mg/l), il che indica, per questo parametro, un'acqua di buona qualità per le campagne condotte in periodo di tempo secco. Le concentrazioni medie giornaliere sono ricapitolate nella tabella seguente. Tabella 5: Concentrazioni medie giornaliere misurate sul T. Paillon Date 23/1/01 20/2/01 11/6/01 26/6/01 17/7/01 21/8/01 5/9/01 26/09/01 24/10/01 20/11/01 Nitrates en mg/l NO3 6,04 6,92 9,18 7,69 8,37 7,90 7,31 6,63 6,62 6,56 Azote Kjeldhal en mg/l N <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 <0,5 Azote ammoniacal en mg/l NH4 1,70 0,17 <0.1 <0.1 <0.1 0,14 <0.1 <0,12 <0.1 <0,1 Orthophosphate en mg/l PO4 0,64 0,31 0,20 0,20 <0,1675 0,53 0,29 0.27 0,14 0,16 Phosphore total en mg/l P2O5 0,77 0,33 0,22 <0,16 <0,17 0,44 0,22 <0,196 <0,20 0,44 MES 27,00 6,00 8,00 <2 <2 3,00 5,00 <2 <2 <2 Nitrites en mg/l NO2 0,10 0,07 <0.05 0,07 <0.05 0,43 0,13 <0,05 <0.05 <0,05 q estimé (m3/s) 0,400 0,329 0,275 0,269 Questo coincide con le conclusioni dei precedenti studi riguardanti la qualità di questo corso d'acqua, studi che avevano evidenziato un inquinamento diffuso nell'ambito del bacino dei Paillon. Da parte dell'Italia, le misure di qualità delle acque sono state eseguite almeno mensilmente a partire dal mese di agosto 2000, fino ad ottobre 2001, per un totale di 15 mesi con 18 misure. Nella Tabella 6, sono riportati alcuni indici statistici relativi ai parametri esaminati, mentre nella successiva Figura 7 è riportato l'andamento dei carichi veicolati. Tabella 6 - risultati delle analisi mensili sul torr. Argentina PARAMETRO U di M Numero RILEV.. 75° percentile Valore MASSIMO Valore MINIMO azoto ammoniacale mg/l N 18 0,21 0,3 < 0,01 azoto nitroso mg/l N 18 0,01 0,2 < 0,01 azoto nitrico mg/l N 18 1,12 8,42 0,38 fosfati mg/l P 18 < 0,1 0,17 < 0,1 azoto totale mg/l N 18 1,28 8,7 0,4 fosforo totale mg/l P 18 < 0,1 0,2 < 0,1 solidi sospesi totali mg/l 18 4,8 14,0 < 1,0 solidi sospesi organici mg/l 18 < 5 < 5 < 5 Come indicatore principale è stato scelto il 75° percentile, in quanto è l'elaborazione richiesta dal D.Lgs 152/99 sulle acque, accompagnato dall'indicazione dei valori massimo e minimo osservati, allo scopo di fornire alcune indicazioni sulla dispersione dei valori. Il confronto con le indicazioni del decreto, consente di collocare il T. Argentina, nel periodo considerato, relativamente ai parametri considerati dal decreto, nel livello 2 (buono) ad eccezione dell'ammoniaca che si colloca al livello 3 (sufficiente). È da notare che in quest'ultimo caso, influiscono notevolmente i valori massimi riscontrati dopo l'alluvione che ha, tra l'altro, provocato la rottura di numerose condotte fognarie. 2.2.2. Misure in occasione degli eventi di piena Sul bacino versante del Paillon, per tutto l'anno 2001, non è stata osservata nessuna piena del fiume, contrariamente agli anni precedenti in cui vari episodi piovosi avevano causato delle portate considerevoli del Paillon durante l'autunno, in particolare il 6 novembre 2000 con una portata stimata a 420 m3/s, corrispondente a una periodicità cinquantennale. Tuttavia in occasione di queste piene non è stato raccolto alcun dato. Le piogge sul bacino versante del Paillon nel 2001 sono nettamente inferiori alla media annuale. Se si sono presentati alcuni episodi piovosi, la siccità dei suoli e il basso livello della falda freatica non hanno permesso loro di tradursi in un innalzamento significativo dell'acqua del fiume. Da parte italiana, si è tentato di raccogliere comunque alcuni elementi conoscitivi in proposito e la tabella 7 raccoglie la sintesi delle analisi fatte in occasione di limitati eventi di piena. Il primo episodio è pressoché trascurabile in quanto non si è rilevato un aumento significativo di portata: infatti il campionamento è stato interrotto. In nessun caso è stato possibile campionare le fasi iniziali della piena. Rispetto alle condizioni "normali", si assiste ad un decremento nelle concentrazioni delle forme dell'azoto e, di contro, ad un incremento dei solidi sospesi. Il confronto dei flussi inquinanti consente di affermare che, rispetto alle condizioni "normali" si hanno incrementi sensibili, ma non tali da far modificare sostanzialmente il quadro della situazione. In conclusione, resta confermata la scarsa influenza sulla situazione generale delle piene che è stato possibile monitorare. Probabilmente, se si fossero verificate delle piene consistenti, le conclusioni sarebbero ben differenti. Tabella 7 - risultati delle analisi sul torr. Argentina in occasione degli eventi di piena Evento 1 (29-5-01) Evento 2 (24/26-9-01) Evento 3 (22/24-10-01) Portata media mc/sec: 0,001 Portata media mc/sec: 0,167 Portata media: mc/sec 0,467 Misura di flusso mc tot: 86,4 Misura di flusso mc tot:43286 Misura di flusso mc tot: 120960 PARAMETRO U di M N. Ril. 75° percentile Carico (kg/die) N. Ril. 75° percentile Carico (kg/die) N. Ril. 75° percentile Carico (kg/die) azoto ammoniacale mg/l N 7 < 0,01 < 0,01 24 0,10 1,5 24 < 0,07 2,02 azoto nitroso mg/l N 7 < 0,01 < 0,01 24 0,02 0,21 24 0,01 0,37 azoto nitrico mg/l N 7 0,5 0,04 24 1,5 19,1 24 1,4 51,2 fosfati mg/l P 7 < 0,1 0,004 24 < 0,1 0,7 24 < 0,1 2,0 azoto totale mg/l N 7 0,51 0,04 24 1,61 20,8 24 1,4 51,5 fosforo totale mg/l P 7 < 0,1 0,01 24 < 0,1 0,7 24 < 0,1 2,0 solidi sospesi totali mg/l 7 19,5 1,15 24 36,8 380 24 < 1 < 40 solidi sospesi organici mg/l 7 < 5 < 0,4 24 < 5 < 72 24 < 5 < 200 2.3. CALCOLO DEI FLUSSI INQUINANTI Sulla base delle indicazioni del programma era previsto il calcolo dei seguenti indici di carico inquinante: 1. Flusso annuo inquinante (T/anno) - calcolabile solo in prima approssimazione per la carenza di dati di piena affidabili 2. Flusso mensile inquinante (T/mese) - per i regimi ordinari calcolabile sulla base dei risultati dei campionamenti e dei dati quantitativi derivanti dal modello 3. Flusso di piena inquinante (T/giorno) - allo stato difficilmente calcolabile, se non in maniera estremamente approssimativa. Le rilevazioni dei livelli dell'acqua e le calibrature effettuate sul Paillon permettono di valutare le portate solo per i mesi di giugno, luglio e agosto. Abbiamo quindi potuto associare una portata solo a quattro di queste serie di analisi, valutando cosí i flussi associati. Si constata sulla tabella 8 e la figura 6 che in periodo di magra i flussi sono deboli e variano generalmente molto poco. Tabella 8 e Figura 6: Evoluzione dei flussi inquinanti durante il periodo di magra nel T. Paillon Date 11/6/01 26/6/01 17/7/01 21/8/01 Nitrates en kg/j NO3 317 219 199 184 Azote Kjeldhal en kg/j N <1,7 <1,4 <1,2 <1,2 Azote ammoniacal en kg/j NH4 <3,5 <2,8 <2,4 3,1 Orthophosphate en kg/j PO4 6,9 5,7 <4,0 12,4 Phosphore total en kg/j P2O5 7,6 <4,5 <4,0 10,3 MES 276 <57 <48 70 Nitrites en kg/j NO2 <1,7 2,0 <1,2 9,9 Per il torrente Argentina, sono stati calcolati, analogamente a quanto avvenuto in Francia, i flussi inquinanti giornalieri in quelli di campionamento (vedi Figura 7). Figura 7 - Andamento dei principali parametri analizzati sul T. Argentina Praticamente tutte le variabili osservate hanno lo stesso andamento, con presenza di massimi in corrispondenza dei mesi di ottobre-novembre (in occasione della piena) ed a aprile-maggio in corrispondenza di limitati aumenti di flusso e soprattutto dei lavori di sistemazione delle fognature. L'unica eccezione è costituita dai nitriti che presentano variazioni molto più contenute. Infine si può osservare che gli altri due valori di azoto hanno un andamento quasi esattamente sovrapponibile a quello dei solidi sospesi. Per il calcolo dei flussi inquinanti complessivi, nella tabella seguente vengono forniti i dati relativi. Tabella 9 - flussi inquinanti effettivamente veicolati dal T. Argentina nel periodo di indagine Parametro Flusso inquinante Mensile (1) Ordinario (2) Estivo (3) Totale annuo (4) Azoto ammoniacale (t) 0.84 10.84 0.045 10.88 Azoto nitroso (t) 0.055 0.72 0.006 0.72 Azoto nitrico (t) 6.65 90.22 0,66 90.89 Fosfati (t) 0,0005 < 0,0001 0,004 0,004 Azoto totale (t) 7.61 101.75 0.71 102.47 Fosforo totale (t) 0,0005 < 0,0001 0,004 0,004 Solidi sospesi totali (t) 98.45 1315.28 9.97 1325.25 Solidi sospesi organici (t) non valutabile non valutabile non valutabile non valutabile 1 - media dei 15 mesi d'indagine 2 - riferito ai mesi da gennaio a giugno e da ottobre a dicembre (per i mesi ripetuti, media dei due risultati) 3 - riferito ai mesi da luglio a settembre (per i mesi ripetuti, media dei due risultati) 4 - calcolato su 12 mesi (per i mesi ripetuti, media dei due risultati) I flussi mensili in regime "ordinario", sono stati calcolati moltiplicando le concentrazioni misurate per le portate di ciascun giorno del mese. Per le giornate di piena, si sono utilizzati i valori ricavati durante le due piene più significative. Sono stati trascurati i solidi sospesi organici, in quanto i risultati non consentivano una valutazione quantitativa. I flussi inquinanti maggiori sono da attribuire all'azoto (soprattutto nella forma nitrica) ed ai solidi sospesi. 3. CONCLUSIONI Questo Programma, oltre all'interesse scientifico che ne è scaturito per la conoscenza dell'apporto di flussi inquinanti nei bacini versanti, ha anche fatto apparire numerose difficoltà riguardanti la sua attuazione. Sul piano Amministrativo, la realizzazione di un tale programma è relativamente pesante e richiede quindi una programmazione accurata delle attività con una concertazione di tutti gli attori. I partner tecnici devono altresì imperativamente essere, se non gli iniziatori del progetto, almeno associati ad esso fin dalla sua progettazione. Lo stesso vale per i finanziatori del progetto che devono definire esattamente la consistenza della loro partecipazione, per non rischiare di paralizzare anche solo momentaneamente lo svolgimento del progetto. D'altro canto, è necessario segnalare che la durata del Programma è troppo breve e che sarebbe stato necessario un minimo di due anni. Sul piano Tecnico, occorre innanzi tutto indicare la geografia e l'idrologia particolari dei fiumi mediterranei che non favoriscono l'attuazione di campagne di misure dei flussi inquinanti, a motivo, segnatamente, del regime torrentizio dei fiumi, dell'alveo divagante e del tempo di risposta molto breve dei bacini versanti. La perdita di una stazione di misura da parte italiana e le difficoltà francesi per l'installazione di una apparecchiatura destinata a misurare il livello del fiume, hanno dimostrato la difficoltà di gestire e disporre di un materiale affidabile e adeguato alle condizioni torrentizie dei corsi d'acqua mediterranei. Le misure effettuate e le conseguenti valutazioni di flusso inquinante, non possono essere generalizzate, in quanto realizzate in condizioni idrologiche ed ambientali "anomale". È solo possibile evidenziare che i valori di fosforo sono molto inferiori rispetto all'atteso, mentre considerazioni opposte possono essere svolte per l'azoto. Si ritiene infine necessario ribadire che non è stato in pratica possibile rilevare i dati riguardanti le piene. In tutti casi, sulla base di un numero di eventi limitato, data l'ampia variabilità del regime, una loro generalizzazione per la costruzione di un modello teorico in grado di predire, con sufficiente esattezza, il flusso inquinante a partire da dati di input relativi alle fonti inquinanti, non sarebbe praticabile. Le attività dovrebbero protrarsi per più anni con una notevole lievitazione dei costi. L'attività progettuale ha da una parte dimostrato la praticabilità e la convenienza economica dell'approccio rispetto a quello di una postazione fissa, ma ha di contro evidenziato la necessità di disporre di un maggior arco temporale, sia per la messa a punto delle metodologie, sia per l'effettuazione delle misure, anche a causa della variabilità di regime da un anno all'altro ed alla possibilità, tutt'altro che remota, del verificarsi di eventi disastrosi. L'approccio che prevede l'utilizzo di stazioni "leggere", facilmente rimovibili, riceve in questo caso un ulteriore motivo di validità, in quanto consente di evitare la perdita di apparecchiature molto costose. Comunque, l'effettuazione di tali indagini rimane notevolmente costosa e pertanto può essere praticata solo in casi molto limitati: conseguentemente il valore predittivo è ridotto. A livello generale, sembra più praticabile l'approccio integrato previsto dalle recenti direttive UE (Direttiva 2000/60/CE del 23-10-2000) e dalle leggi nazionali vigenti (D.Lgs 152 del 11-5-99 e successive modifiche ed integrazioni) che consentono una valutazione globale dell'inquinamento. Va da sé che, se i corpi idrici recapitanti in mare sono in condizioni soddisfacenti, di conseguenza si avrà un miglioramento delle condizioni delle acque. Per un eventuale prosieguo delle indagini, si ritiene che esso possa essere attuato esclusivamente su tempi più lunghi e che comunque non potrà essere iniziato prima del ripristino e del completamento delle operazioni di taratura. Le misure effettuate durante più di un anno provano che l'apporto di flussi inquinanti da parte di questo tipo di fiumi in regime normale è relativamente facile da valutare. In avvenire occorre concentrare gli sforzi sugli episodi di piena. Figura 8 - Cartografia del bacino del torr. Argentina Figura 9 - Cartografia del bacino del torr. Paillon 1 Tale carico è concentrato in un periodo limitato dell'anno (durante la campagna olearia) che non corrisponde a quello di massimo afflusso turistico. REL FIN -20-12-01 C:\Windows\Profiles\bongio\Desktop\rel_fin_BV_def.doc 1